Wimbledon FC: tra migrazione e rinascita

“Riteniamo che una squadra di calcio non sia semplicemente l’entità legale che la controlla, ma che sia la comunità formata dai tifosi e dai giocatori che lavorano per raggiungere un obiettivo comune. Rivendichiamo quindi per la nostra comunità i titoli vinti da quella che crediamo sia stata e sempre sarà la ‘nostra’ squadra” (da un comunicato dei tifosi dell’AFC Wimbledon).

 

764455ceddb0a60b8cc0eb3b905af3d6.png Il Wimbledon F.C. (stemma a sinistra) viene fondato nel 1889 in un sobborgo della parte sud di Londra e, dopo aver passato la maggior parte della propria esistenza a vivacchiare al di fuori del professionismo, conosce una propria età dell’oro a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, culminata con la permanenza nella massima serie per 14 campionati consecutivi, tra 1986 e 2000. Questo particolare permette al Wimbledon F.C. di far parte, nel 1992, del gruppo di club fondatori della nuova e scintillante Premier League, che prende il posto della vecchia First Division.

In questo periodo si registra anche il successo più importante del club, ovvero la conquista, nel 1988, della FA Cup, ottenuta sconfiggendo in finale i campioni del Liverpool; la beffa è costituita dall’impossibilità di prender parte alla Coppa delle Coppe – sarebbe la prima presenza europea per i londinesi – a causa della squalifica delle squadre inglesi dopo i fatti dell’Heysel, allora ancora in vigore.

Le disposizioni del Taylor Report, emanato nel 1991 in risposta al problema delle tifoserie violente e alla tragedia dell’Hillsborough, segnano però l’inizio della fine per il Wimbledon F.C., che pure riesce a garantirsi ancora diverse stagioni nella massima serie, coronate anche da piazzamenti di prestigio. Le nuove normative in materia di impianti calcistici prevedono infatti, tra le altre, specifiche indicazioni sulla messa in sicurezza degli stadi e sulla necessità di ristrutturare i vari settori in modo da eliminare i posti in piedi. La particolare posizione dello stadio di Plough Lane e l’ormai avanzata età dello storico impianto (risalente al 1912) sconsigliano una sua ristrutturazione e portano così alla prima migrazione, verso lo stadio del Crystal Palace, il Selhurst Park di Croydon. Quest’operazione di “ground-sharing”, per quanto comporti uno spiacevole sradicamento dal territorio di appartenenza ed una scomoda convivenza con i rivali della Londra meridionale del Palace, è solo relativamente traumatica per i tifosi del Wimbledon F.C., cui questa mossa – abbastanza inusuale per un calcio, come quello britannico, poco propenso alla condivisione degli stadi – viene presentata come temporanea. La dirigenza, infatti, s’impegna a trovare, in tempi ragionevolmente brevi, uno spazio per la costruzione di uno stadio nuovo di zecca all’interno della patria circoscrizione di Merton. Il vecchio Plough Lane viene utilizzato per due ulteriori anni come terreno di gioco dalle squadre riserve di Wimbledon e Crystal Palace, prima di andare incontro ad un completo degrado, culminato nel 2001 con la demolizione. Nel frattempo vanno incontro allo stesso destino anche le speranze dei tifosi dei “Dons” di avere una casa calcistica nuova e soprattutto tutta per loro. Le promesse della dirigenza in merito sono infatti prontamente deluse, dopo l’andare a vuoto dei primi tentativi di cercare un sito adatto alla costruzione del nuovo stadio. La squadra è così condannata a protrarre il proprio esilio al Selhurst Park per dodici anni, durante i quali, peraltro, ottiene risultati apprezzabili tra i quali un sesto, un ottavo ed un nono posto nella classifica finale della Premiership. L’ultimo di questi piazzamenti, ottenuto al termine della stagione 1994/95, consente ai tifosi del Wimbledon F.C. di provare l’emozione delle competizioni europee, anche se di caratura minore, visto che il club si cimenta nel torneo estivo dell’Intertoto. In realtà la dirigenza del club sembra essere ben poco entusiasta della partecipazione a questa “Europa minore”, tanto che, secondo alcuni, vi prende parte, al pari di Sheffield Wednesday e Tottenham Htospur, più su pressione della Football Association che per propria convinzione. I risultati sembrano confermare questa versione, almeno per quanto riguarda le due compagini londinesi, che rimediano una ben magra figura sul modesto palcoscenico dell’Intertoto. I “Dons”, in particolare, che giocano le partite casalinghe al Goldstone Ground di Brighton, subiscono in casa una sonora sconfitta (0-4) col Bursaspor ed uno 0-0 col Beitar Gerusalemme, mentre lontano dalle mura amiche dopo l’1-1 in casa degli slovacchi del Kosice, arriva la batosta per 3-0 a Charleroi. Con questi risultati i londinesi si classificano al penultimo posto del proprio girone e vengono rispediti a casa, non prima però di essere stati messi sotto inchiesta dalla UEFA, insieme ai concittadini Hotspur, con l’accusa di aver schierato formazioni oltremodo rimaneggiate e piene di giovani, seconde linee e giocatori in prestito, falsando in questo modo la regolarità della competizione.

 

Il Wimbledon F.C. negli anni seguenti saluta anche i vertici del calcio britannico, con la retrocessione maturata al termine dell’ultima drammatica giornata del campionato 1999-2000. Ma il peggio deve ancora venire…

 

Già da qualche anno infatti Pete Winkelman, produttore discografico di Milton Keynes (città a nord di Londra), accarezza l’idea di costruire un grosso centro commerciale nella propria città, all’interno del quale inserire uno stadio che dovrebbe diventare la casa di una squadra ancora da individuare. Scartata l’ipotesi di investire su uno dei club non professionistici del circondario, Winkelman comincia a progettare qualcosa di assolutamente insolito rispetto alle tradizioni del calcio inglese – e più in generale europeo – e più simile agli standard dello sport statunitense: acquistare una squadra e trasferirla a Milton Keynes dalla sua attuale città. Le ricerche dell’ambizioso uomo d’affari si concentrano logicamente sui club in difficoltà economiche, che dovrebbero presumibilmente offrire minori resistenze davanti ad un’idea così stravagante e così, dopo aver incassato i rifiuti da parte di Barnet, Luton e Queen’s Park Rangers, la scelta cade sul Wimbledon F.C.. La dirigenza dei Dons, squadra ormai già in esilio da oltre un decennio, sembra favorevole al progetto che prevede un trasferimento di più di cento chilometri a nord e delle migliori prospettive economiche, nonostante le vibranti proteste dei tifosi, per nulla disposti a sopportare un ulteriore e più radicale sradicamento del proprio club dal Borough di Merton. Le ragioni dei supporters rimangono però inascoltate e nel 2002 la Football Association concede inaspettatamente l’autorizzazione al trasferimento, pur sconsigliando vivamente una simile operazione.

 

Davanti a questo ulteriore schiaffo i tifosi decidono di disconoscere il Wimbledon F.C. come qualcosa di non più proprio boicottandone le partite e fondando quella che dovrebbe raccoglierne l’eredità di squadra del cuore: l’AFC Wimbledon, iscritta alla Combined Counties League, la serie più bassa nella piramide calcistica inglese.

 

L’abbandono da parte dei propri tifosi non giova di certo alla già disperata situazione finanziaria del vecchio Wimbledon F.C., che nel 2003, nel corso dell’ultimo campionato al Selhurst Park prima della nuova migrazione, finisce in amministrazione controllata a fronte di un debito ampiamente superiore alle risorse del club e dei suoi proprietari.

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L’indebolimento tecnico che ne segue, oltre a frustrare qualsiasi speranza di lottare per un ritorno in Premier Legue, porta all’ultimo posto in campionato nella stagione 2003/04, quando ormai la squadra ha già iniziato a giocare al National Hockey Stadium di Milton Keynes, impianto provvisoriamente convertito all’utilizzo calcistico in attesa del completamento del nuovo. Al termine della stagione Pete Winkelman acquista ufficialmente il club dagli amministratori e ne cambia il nome in Milton Keynes Dons F.C.. Poco tempo dopo il nuovo proprietario decide di dare un taglio ancora più netto con il passato attraverso il cambio dei colori sociali e dello stemma del club (a destra) che riporta, non a caso, il 2004 come data di fondazione, respingendo così ogni idea di continuità con il glorioso Wimbledon F.C..

Questa controversa vicenda non smette però di far discutere, visto che la Federazione inglese dei tifosi, preoccupata dai risvolti che potevano conseguire dall’autorizzazione di simili pratiche, decide di dare supporto attivo alle lamentele dei tifosi della circoscrizione londinese di Merton, esercitando forti pressioni presso la Lega. Quest’ultimo organismo accoglie le loro rivendicazioni ed emana una nuova normativa in merito al trasferimento di squadre, basata su sei punti che lo condizionavano al soddisfacimento di numerosi parametri stilati a tutela dei tifosi e della tradizione del club. Dopo questo successo, la Federazione dei tifosi ottiene dal Milton Keynes Dons, attraverso la minaccia di un boicottaggio, la rinuncia a qualsiasi pretesa nei confronti della tradizione calcistica del Wimbledon F.C. e, di conseguenza, la rinuncia ai trofei da quest’ultimo ottenuti ed allora ancora in possesso della nuova proprietà. L’accordo raggiunto nel 2006 prevede quindi la riconsegna al Borough di Merton del marchio e del nome del Wimbledon F.C., oltre che dei trofei conquistati dalla vecchia squadra, tra i quali la prestigiosa FA Cup; oltre a ciò la dirigenza dell’MK Dons si impegna a chiarire la totale indipendenza del proprio club, nato il 7 agosto 2004, rispetto alla storia del Wimbledon F.C..

 

Dal punto di vista sportivo la storia del Milton Keynes Dons non comincia sotto i migliori auspici visto che, oltre alla retrocessione in terza divisione “ereditata” dal Wimbledon F.C., l’anno successivo la squadra si salva da un ulteriore declassamento solo all’ultima giornata, grazie alla differenza reti ed alla penalizzazione di 10 punti subita dal Wrexham, che viene così condannato al suo posto. La caduta nel baratro è però solo rinviata di un anno ed il terzultimo posto nel campionato 2005-06 significa League Two per il club di Winkelman. La caduta libera viene arrestata ed anzi, al termine della stagione 2006-07 la squadra va molto vicina ad un ritorno in League One, classificandosi quarta ed uscendo poi ai play-off. Il Milton Keynes Dons ritenterà comunque l’impresa quest’anno, potendo contare sul nuovo Stadium:MK da 22.000 spettatori e sull’apporto, in qualità di allenatore, di Paul Ince, vecchia gloria del calcio britannico.

 

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Contemporanea alla discesa del Milton Keynes Dons è la rincorsa dell’AFC Wimbledon (stemma a sinistra) agli antichi fasti. L’avventura del nuovo club comincia nell’estate del 2002 ed alla prima gara casalinga di campionato contro il Cheapside ottiene un’affluenza di oltre 4.100 persone. Nello stesso momento, al Selhurst Park, il Wimbledon F.C. – col vecchio nome, ma già in procinto di emigrare e quindi già abbandonato dai propri tifosi – ne conta appena 2.500 (ma bisogna tenere presente che si gioca contro il Brighton, centro distante appena 70 chilometri, e che quindi buona parte degli spettatori può essere costituita da tifosi ospiti). Una tale differenza di seguito tra un club che ambisce al ritorno nella massima divisione del calcio inglese ed uno che inizia la propria vita, piena di punti interrogativi, nelle infime profondità dilettantistiche può essere spiegata solo col bisogno dei tifosi di Wimbledon di recuperare il legame di appartenenza con la propria squadra, già allentato dall’ultradecennale esilio in un altro quartiere ed ulteriormente minacciato dalle prospettive di trasferimento addirittura in un’altra città. È chiaro che un aspetto fondamentale di questo “recupero” della squadra consiste nel procurarsi un campo di gioco e questo viene individuato nel Kingsmeadow Stadium, casa del Kingstonian e situato del Borough limitrofo di Kingston-upon-Thames. Il terreno – situato a pochissimi chilometri da Wimbledon – viene, come accade tuttora, condiviso con la squadra locale, ma è la formula di gestione ad essere cambiata negli anni. Infatti dopo il primo campionato per il quale il club corrisponde un affitto alla proprietà del Kingstonian – club che detiene il contratto di affitto dal Consiglio comunale di Kingston, effettivamente proprietario dell’impianto – la dirigenza dell’AFC Wimbledon decide di rilevare lo stesso contratto d’affitto. A questo fine l’associazione dei tifosi che detiene la larga maggioranza delle quote societarie promuove una raccolta di fondi tra i supporters, oltre ad aver richiesto un sostanzioso prestito alle banche e ad aver ceduto una piccola parte delle proprie azioni. Al termine di un percorso lungo e difficoltoso l’operazione va a buon fine, concretizzandosi con il pagamento di 3 milioni di sterline al proprietario del Kingstonian ed il conseguente rilevamento del contratto d’affitto, in virtù del quale è ora quest’ultima squadra a pagare una quota all’AFC Wimbledon per l’utilizzo dello stadio. Recentemente l’etichetta discografica Cherry Red Records ha offerto un contratto di sponsorizzazione al club per dare il proprio nome allo stadio, aiutando così la squadra a sostenere i costi di gestione dell’impianto. Anche se, ovviamente, l’obiettivo a lungo termine dei tifosi/proprietari dall’AFC Wimbledon è l’acquisto di un proprio terreno nella circoscrizione di Merton, che completerebbe il ritorno a casa della squadra.

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La compagine fondata dai tifosi dimostra di beneficiare del riavvicinamento alla “propria gente” e manca di un soffio la clamorosa promozione durante la prima stagione di vita. Promozione che arriva puntualmente l’anno successivo (2003/04) quando l’AFC Wimbledon, spinto dall’entusiasmo dei propri sostenitori, “ammazza” il campionato vincendo le prime 32 partite consecutive e classificandosi, a fine stagione, primo con 27 punti di vantaggio sulla seconda e una differenza reti positiva di ben 148 segnature. Nel 2004/05 la squadra partecipa quindi alla Isthmian League Division One, campionato che, tanto per cambiare, stravince, ottenendo la seconda promozione consecutiva. La terza sembra concretizzarsi alla fine del campionato di Isthmian League Premier Division 2005/06, quando i “Dons” vengono eliminati dai play-off che avrebbero potuto fruttargli l’accesso alla Conference. Anche nel 2006/07 la squadra raggiunge i play-off per la promozione – nonostante una penalizzazione di tre punti per aver schierato un giocatore non utilizzabile – ed anche in questo caso vengono sconfitti e destinati a rimandare l’obiettivo Conference.

 

Il Milton Keynes Dons continua a rimanere due serie più in alto e raggiungerli per disputare una specie di derby tra due diverse concezioni calcistiche – molto più distanti delle due divisioni e delle 80 miglia di distanza – costituirebbe un’impresa di proporzioni rare. Difficilmente sarà un progetto realizzabile a brevissimo termine, ma vista la tenacia dei tifosi dell’AFC Wimbledon, si può stare certi del fatto che presto o tardi le due prosecuzioni del vecchio Wimbledon FC arriveranno a confrontarsi. Anche solo riuscirci, al di là del risultato, sarebbe un successo. Come affermano i dirigenti: “Battere il MK Dons non dimostrerebbe che siamo migliori di loro. Noi siamo migliori di loro, da un punto di vista etico, morale, comunitario. Da qualsiasi punto di vista. Possano marcire all’inferno”.  

 

Wimbledon FC: tra migrazione e rinascitaultima modifica: 2007-11-09T13:00:00+00:00da axelfoley_83
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