Calais: la favola senza lieto fine

 

“Abbiamo scritto una delle pagine più belle della storia del calcio francese” (Ladislas Lozano, allenatore del Calais nella stagione 1999-2000).

 

Prendete una competizione a cui partecipano tutte le squadre di calcio di un’intera nazione e prendete una squadra che milita nel campionato dilettantistico di quarta divisione, mescolate il tutto ed aspettate pazientemente. Molto pazientemente, perché nella maggior parte dei casi non dovrebbe succedere nulla di strano. La squadra in questione, composta da operai portuali, impiegati ed insegnanti, ha la meglio sulle compagini di pari livello, esce indenne dal groviglio dei primi turni e trova sulla propria strada un club professionistico, meglio ancora se di massima divisione. Lo squadrone porta in dono una manciata di gol per tempo, ma soprattutto la piccola società di provincia s’intasca premi e proventi del botteghino ed i giocatori racconteranno migliaia di volte ai propri nipotini la storia della partita più importante della loro vita.

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Normalmente il copione sarebbe questo, ma se agli ingredienti di cui sopra aggiungete il fatto che a volte le regole non scritte del calcio impazziscono come una maionese e spolverate il tutto con la voglia di stupire del Calais Racing Union Football Club (stemma a sinistra) eccovi servita una delle storie calcistiche più incredibili degli ultimi anni.

 

La storia in questione comincia il 10 ottobre 1999, quando il Calais inizia la propria avventura nella Coupe de France edizione 1999/00. Il club della piccola città (circa 75mila abitanti), che si affaccia sul tratto più stretto della Manica guardando in faccia le coste britanniche, ha un passato all’altezza dell’anonimo presente, diviso tra i ricordi dei quarti di finali di coppa nazionale conquistati ottant’anni prima e di una fugace apparizione nelle divisioni professionistiche nel corso degli anni Trenta. Insomma, anche se l’avversario di giornata, il Campagne les Hesdin che milita nella locale Division Départementale, lascia presagire una facile vittoria (non a caso l’incontro finisce 10-0), non c’è molto spazio per aspettarsi un lungo cammino dei giallo-rosso-neri.

L’ostacolo successivo si chiama Saint-Nicolas-les-Arras ed è leggermente più ostico visto che fa parte della Division Régionale, il settimo gradino della scala gerarchica del calcio francese. Gli uomini del Calais, pure dilettanti ma che giocano tre categorie più in alto, hanno la meglio sui propri rivali, anche se questa volta con un meno eclatante 3-1. Ancora meno netto è il 2-1 con il quale la squadra si sbarazza al turno successivo (7 novembre 99) del Marly-lès-Valenciennes, che disputa il Championnat de France Amateurs 2, appena una categoria sotto il Calais.

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Venti giorni più tardi allo stadio Julien Denis di Calais (a destra), dopo i primi tre turni giocati in trasferta, la formazione di casa affronta lo Stade Béthunois FC che, come il Marly, partecipa al CFA2, e lo sconfigge con il minimo sforzo: 1-0 e si va avanti. Al turno successivo, siamo all’8 dicembre, l’avversario è ancora più temibile in quanto si presenta sulla Manica il Dunquerke, squadra di pari categoria rispetto al locale Racing Football Club, che pure lo spazza via con un netto 4-0.

 

A questo punto l’avventura sembra arrivata alla fine poiché alla ripresa della competizione dopo le feste natalizie il Calais si troverà davanti il Lilla, club di seconda divisione ma lanciato verso la promozione in Ligue 1. La sproporzione di valori in campo sembra non lasciare spazio a velleità di successo, ma anche il solo affrontare un avversario di tale prestigio permette al club “calaisis” di considerare assolutamente positiva la propria prova nella Coppa nazionale. Incredibilmente però, la sera del 22 gennaio 2000, l’incontro dei trentaduesimi di finale si conclude sull’1-1 ai supplementari e, ancora più incredibilmente, ai rigori è Davide a prevalere su Golia per 7 a 6. 

Dopo tale impresa il successo contro il Langon-Castets, squadra del Championnat de France Amateurs 2, appare quasi scontato, ed infatti il lanciatissimo Calais conquista l’accesso agli ottavi con un secco 3-0.

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L’ostacolo successivo è nuovamente proibitivo e c’è curiosità nel vedere se, dopo l’impresa compiuta contro il Lilla, la piccola squadra di dilettanti riuscirà a replicare contro il Cannes, club anch’esso di Ligue 2. Alla fine del match del 4 marzo, che si gioca a Boulogne-sur-Mer, la curiosità è però costretta a lasciare spazio all’incredulità, perché anche il Cannes, dopo essere andato in vantaggio al decimo minuto del secondo tempo supplementare, viene raggiunto sul filo del traguardo e, come successo ai “colleghi” del Lilla, una volta inchiodato sull’1-1, viene poi fatto fuori per 4-1 ai rigori.

Il record del 1921 – la conquista dei quarti di finale – è così eguagliato e tra i tifosi è comprensibilmente festa grande, ma per i giocatori c’è poco tempo per lasciarsi andare a sbornie celebrative visto che solo quattro giorni dopo ad attenderli c’è la terribile sfida con lo Strasburgo, squadra di Ligue 1, segno che ormai nemmeno più la massima divisione può ignorare l’impressionante marcia del Calais.

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L’incontro si disputa allo stadio Felix Bollaert di Lens e chi si aspetta la fine della favola sembra avere ragione visto che al sesto giro di lancetta i giallo-rosso-neri sono già sotto per via del gol di Echouafni e la goleada sembra inevitabile. Gli uomini allenati dal tecnico spagnolo Ladislas Lozano hanno però il merito di non scomporsi e di rimanere concentrati, continuando a giocare con la consueta grinta. In questo modo sono sufficienti sei minuti, sul finire della prima frazione, per ribaltare il risultato grazie ai gol di Hogard – già “uomo del destino” nella partita contro il Cannes – e Merlen. Il conteggio dei gol non cambia più e così per questa nuova strepitosa impresa non è necessario soffrire oltre il novantesimo. 

 

 

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L’avversario che i dilettanti si trovano davanti in semifinale è di quelli da far tremare i polsi anche ad un’ammazzagrandi di consolidata fama come il Calais; si tratta nientemeno che dei campioni di Francia in carica dell’FC Girondins de Bordeaux, squadra meglio nota con il semplice nome di Bordeaux. La partita del 12 aprile – anche in questo caso si gioca a Lens – vede il Calais resistere tenacemente alla superiorità tecnica dei rivali, messi a tal punto in difficoltà da essere costretti a concedere la disputa dei tempi supplementari. Al nono minuto dell’extra-time Cedric Jandau assesta il primo schiaffo ai vincitori del precedente campionato nazionale e allo stesso tempo fa sognare i tifosi di casa, che ammutoliscono però al gol di Lilian Laslandes, nazionale francese, poco prima dello scadere dei primi quindici minuti supplementari. Nulla è ancora perduto, ma ormai l’inerzia della partita sembra stravolta a favore del “gigante risvegliato” e probabilmente è quello che pensano anche i giocatori del Bordeaux, attanagliati dai crampi ma consci della propria indiscutibile superiorità. Nulla di più sbagliato visto che nei minuti finali il Calais, la cui stanchezza è compensata dal vedere alla portata un risultato unico nella sua storia, passa addirittura due volte, con reti di Millien (a sinistra) e Gerard, per il 3-1 definitivo.

 

La festa esplode immediatamente nelle strade della cittadina, al punto da oscurare, in quanto a sfrenatezza e coinvolgimento generale, le celebrazioni per il titolo mondiale conquistato dalla Francia nel 1998. La festa cittadina è completa, il presidente del club afferma candidamente di non riuscire a credere a quanto sta accadendo ed i giocatori vengono accolti come eroi.

Il tecnico Lozano confessa a questo punto un calo di concentrazione da parte dei suoi che, teme, non sappiano gestire l’improvvisa, quanto meritata, notorietà; nonostante questi timori l’allenatore del Calais non nutre dubbi sulle possibilità di vittoria finale, certezza suffragata anche da alcune presunte rivelazioni divine. “Per due volte ho pregato il Signore e Lui ha risposto” spiega Lozano. “Non ci è stato consentito di fare quello che abbiamo fatto fino ad ora per poi perdere in finale. Ne ho l’intima convinzione. Vinceremo ai supplementari”.

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La finale è in programma il 7 maggio 2000 quando, nella cattedrale di Saint-Denis, dove appena due anni prima Zidane e compagni strappavano al Brasile la Coppa del Mondo, il Calais si trova ad affrontare il Nantes – vincitore anche della precedente edizione della Coppa di Francia – davanti a 78.717 persone, una media “leggermente” superiore a quella cui può essere abituata una squadra dilettantistica di provincia.

Queste le formazioni delle due squadre all’ingresso in campo:

        NANTES: Mickael Landreau; Jean-Marc Chanelet, Nestor Fabbri, Nicolas Gillet, Salomon Olembe;        
       Mathieu Berson, Eric Carriere, Antoine Sibierski, Charles Devineau; Frederic Da Rocha, Alioune Toure.         
         CALAIS: Cedric Schille; Jocelyn Merlen, Gregory Deswarte, Fabrice Baron, Reginald Becque;        
       Cedric Jandau, Gregory Lefebvre, Christophe Hogard, Jerome Dutitre; Emmanuel Vasseur, Mickael Gerard.          

L’impatto con un simile palcoscenico potrebbe essere devastante, ma i giallo-rosso-neri non si fanno schiacciare ed al 34’ accade l’impensabile. O forse, seguendo il cammino della squadra fino a quel momento, accade proprio quello che ci si poteva benissimo aspettare. Il Calais batte un calcio d’angolo, la palla arriva in area e viene allontanata male dalla difesa del Nantes, accorre l’attaccante Jerome Dutitre che scaglia la sfera verso la porta avversaria. La traiettoria subisce una deviazione ed il portiere dei gialloverdi Landreau si vede passare il pallone in mezzo alle gambe, senza riuscire a fermarlo: è l’1-0 per il Calais. Il primo tempo si conclude su questo punteggio e per i tifosi il sogno della vittoria e della conseguente partecipazione alla Coppa Uefa sembra sul punto di materializzarsi. I giocatori del Nantes, al contrario, consci del destino dei propri predecessori sulla strada della Cenerentola terribile, avrebbero tutti i motivi di preoccuparsi, se non fosse che al rientro in campo trovano il pareggio in soli cinque minuti con Antoine Sibierski.

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Da qui in avanti la pressione del Nantes è costante, ma il Calais resiste strenuamente, puntando ad arrivare ai supplementari. All’ottantanovesimo Alain Caveglia, entrato da quindici minuti nelle fila del Nantes, s’inserisce in area e viene contrastato dal giovane Fabrice Baron, che si oppone all’azione dell’avversario con un intervento particolarmente deciso. Caveglia finisce a terra e l’impressione generale è che la caduta sia stata alquanto accentuata dall’attaccante, che però convince l’arbitro Claude Colombo a concedere la massima punizione. Sul dischetto va Antoine Sibierski, il cui tiro colpisce la gamba di Cedric Schille ma, sfortunatamente per il portiere, finisce comunque in rete. L’occasione per pareggiare nei minuti di recupero non manca ma, fallita, ad altro non serve se non ad aumentare i rimpianti dei giocatori in maglia giallo-rossa per il sogno svanito a pochi minuti dai supplementari. “Il più grande rimpianto è non aver giocato bene come nelle partite precedenti” ammette il capitano Reginald Becque a fine match.

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La Coppa va così al Nantes per il secondo anno consecutivo, ma Mickael Landreau, portiere e capitano dei vincitori, ritiene opportuno rendere merito alla straordinaria favola del Calais, chiamando al proprio fianco proprio il capitano avversario Becque, assieme al quale solleva il trofeo al cielo (a destra).

Ma gli attestati di stima per i cavalieri che “quasi” fecero l’impresa non finiscono qui. Addirittura l’allora presidente della Repubblica francese Jacques Chirac, espletate le formalità di premiazione dei vincitori, prima di andarsene fece visita ai giocatori del Calais nel loro spogliatoio ed espresse loro le proprie vive congratulazioni. “Ci sono due vincitori oggi” affermò Chirac. “Uno è il vincitore della partita, l’altro è il vincitore per lo spirito umano”.

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Un destino beffardo ha privato della classica ciliegina quella che avrebbe potuto essere una torta fantastica, ma nonostante ciò la gente di Calais accolse i propri eroi in maniera trionfale, tributando loro i meritati onori (a sinistra). Nessuno di essi, nonostante le sirene di mercato inevitabilmente accesesi con l’immediato stupore per le imprese della squadra, ebbe l’opportunità di confrontarsi con palcoscenici più importanti e praticamente tutti continuarono a dividere la passione per il calcio con il proprio lavoro “vero”. Insegnante, operaio portuale, impiegato, commesso, imbianchino. Il rammarico più grande ovviamente resta quello legato ad un cerchio che non si è chiuso nel punto in cui si era aperto, una figura armoniosa ma di cui non si può non notare l’imperfezione dell’incompiutezza. Ma in fondo, forse è proprio la mancanza del lieto fine a togliere l’incredibile avventura del Calais dal numero delle fiabe ed a restituirla piuttosto a quello delle storie reali. A volte anche spietatamente reali.  

 

Calais: la favola senza lieto fineultima modifica: 2007-11-19T19:25:00+00:00da axelfoley_83
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