La marmellata peruviana

Le recenti dichiarazioni di Fernando Rodriguez Mondragon, figlio del boss del narcotraffico colombiano Gilberto Rodriguez Orejuela, hanno riportato all’attenzione delle cronache la losca vicenda di una delle partite più discusse nella storia dei Mondiali di calcio. Secondo Mondragon, infatti, il padre e lo zio – oltre ad  aver invano tentato di portare il mitico Maradona all’America di Calì, ma questa è un’altra storia – avrebbero usato denaro proveniente dai propri discutibili traffici per aggiustare il match tra Argentina-Perù, corrompendo la nazionale andina ed assicurando all’albiceleste il passaggio in finale a scapito del Brasile, estromesso per differenza reti.

Le rivelazioni di Mondragon junior, che sostiene di aver raccolto queste informazioni direttamente dai familiari, risalgono a circa un mese fa, ma non si può dire che negli ultimi ventinove anni non fossero piovuti sospetti sulla regolarità di quella famosa partita giocata a Rosario. Anzi, si può dire che se è vero che questi risvolti recentemente emersi allargano considerevolmente la macchia di marcio dietro quella Coppa del Mondo, è altresì vero che il tanfo nauseabondo della combine era nell’aria addirittura da prima del fischio d’inizio di quell’Argentina-Perù, con la differenza che a finire nel mirino dei sospetti non era stato un complotto degno di un poliziesco ma un singolo calciatore, Ramón Quiroga Arancibia, l’autore (o presunto tale) di quella che è passata alla storia come la “Marmelada peruana” (marmellata peruviana).

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È il maggio del 1978 ed il Mondiale si avvia a svolgersi in Argentina, in un clima reso già poco sportivo dalla dittatura militare guidata dal generale Videla (a sinistra) ed instauratasi due anni prima a scapito del governo di Isabel Peron. Si dà per assodato che le dittature vedano nella distrazione offerta dallo sport un ottimo aiuto al proprio potere, meglio ancora se la vittoria di un Mondiale aiuta la popolazione a dimenticare per un po’ questioni riguardanti il rispetto dei diritti umani. La vigilia della competizione è quindi agitata dai risvolti politici e dalle minacce di boicottaggio da parte di alcune nazionali, ma quando il 1° giugno si dà il calcio d’inizio del torneo tutte le selezioni sono regolarmente al loro posto e si registrano solo le diserzioni isolate dell’olandese Crujiff e del tedesco Breitner.

La formula della competizione prevede una prima fase di quattro di gironi di quattro squadre ciascuno; le prime due classificate di ogni raggruppamento accedono a due gironi di semifinale le cui vincitrici si affronteranno nella finale e le seconde classificate nella finalina.

a9e35d3f14f8223d2cc351de94b2dfe1.jpgIl primo girone di semifinale viene vinto in relativa scioltezza dall’Olanda, mentre nel secondo l’esito è più incerto anche in virtù della presenza delle rivali storiche Argentina e Brasile, con Polonia e Perù a fare da comparse. Entrambe vincono la prima partita, concludono sullo 0-0 lo scontro diretto e infine i verdeoro – la contemporaneità delle partite decisive non è ancora stata introdotta – lanciano la volata vincendo l’ultimo match per 3-1. L’Argentina sa quindi di dover vincere per agganciare gli odiati rivali e di doverlo fare con quattro reti di scarto in quanto la differenza reti è determinante nello stabilire le posizioni in caso di parità di punti. L’impresa è possibile vista la caratura dei giocatori dell’albiceleste, ma non è affatto scontato rifilare una goleada a quel Perù che, se è vero che nel girone è ancora a quota zero avendo perso anche contro la Polonia, nella prima fase ha chiuso in testa al proprio raggruppamento, addirittura davanti all’Olanda.

9dce7011e8ec00a614338a8e30eba5f3.jpgLa polemica, però, impazza già da qualche giorno e riguarda l’impiego di un particolare portiere da parte della nazionale andina. Il portiere in questione di chiama Ramon Quiroga, ha 28 anni e nel corso del Mondiale ha subito 7 gol in cinque partite, score di tutto rispetto se si considera che in questi cinque match ha affrontato squadre del calibro di Olanda e Brasile. Ma a preoccupare non sono le sue statistiche, né tantomeno le sue qualità tecniche , quanto il fatto che è in realtà argentino, nato a Rosario – dove si giocherà l’incontro – e naturalizzato peruviano solo pochi anni prima. Quiroga, peraltro, inizia la propria carriera proprio nel Central di Rosario dove si segnala per la sua imprudenza ai limiti della follia (a sinistra un esempio). A 23 anni si trasferisce in Perù, precisamente allo Sporting Crystal, dove continua a disinteressarsi della propria incolumità rendendosi protagonista di uscite e interventi disperati e guadagnandosi così il soprannome di “El Loco”, da contrapporsi al meno dignitoso nomignolo affibbiatogli in Argentina (“Chupete”, nemmeno troppo vagamente allusivo alla sua indole infantile e capricciosa). Il trasferimento all’estero comporta per Quiroga una ulteriore novità, il conseguimento della cittadinanza peruviana, dovuta in parte alla volontà dello Sporting di non “sprecare” la possibilità di tesserare uno straniero investendo su un portiere e in parte all’opportunità per il diretto interessato di prendere parte alle competizioni internazionali, cosa che con la maglia albiceleste non gli sarebbe stata possibile viste le consolidate gerarchie dei portieri argentini. E così Ramon Quiroga, nato a Rosario ed argentino di terza generazione, diventa cittadino peruviano in quattro e quattr’otto, attraverso vie che definire sospette sarebbe generoso. La nuova condizione anagrafica nulla può però contro la nostalgia di casa e così a due stagioni di distanza ritorna, ma sarebbe meglio dire fugge, in Argentina, dove trova un prestigioso ingaggio all’Independiente. La sua vita “loca” fuori dal campo e le sue stravaganze sul terreno di gioco indispettiscono presto la dirigenza del club di Avellaneda e il portiere capisce che forse l’esperienza in Perù non era così male. Nel 1977 lo strappo con lo Sporting Crystal viene così ricucito e Quiroga si prepara a tornare nella sua (vera) madrepatria l’anno successivo, per giocare i Mondiali con indosso la maglia numero uno della sua (non vera) nazionale.

26abe0c0a98ba28a87e6a03346d8cbe5.jpgIl suo avvio in Coppa del Mondo, come accennato in precedenza, è di tutto rispetto tanto che nello 0-0 del 7 giugno contro l’Olanda riesce a non subire reti nonostante il bombardamento orange e si guadagna il riconoscimento di migliore in campo. La partita con l’Argentina è però un’altra cosa e dal Brasile arrivano diverse sollecitazioni nei confronti del c.t. peruviano Marcos Calderon per convincerlo a schierare la riserva Sartor al posto di quello che sarebbe il dodicesimo argentino in campo. Sollecitazioni destinate a cadere nel vuoto visto che Quiroga la sera del 21 giugno 1978 è regolarmente in campo davanti ai suoi concittadini – si dice anche davanti ai suoi genitori, arrivati allo stadio con tanto di bandiera biancoazzurra – e contro la nazionale del suo paese. 

66b14fa04952a4ffc0153adb5aabf8f6.jpgIl Perù inizia bene e colpisce un palo, ma il resto della partita non può che dare ragione ai timori brasiliani visto che quando arriva il 90° Quiroga ha incassato sei reti (quattro sarebbero bastate), alcune evitabili altre meno, ad opera di Kempes (2) Luque (2), Tarantini e Houseman. La vittoria per 6-0 consente all’Argentina, cui sarebbero bastati 4 gol di scarto, di volare verso la finale del Monumental, che vincerà contro l’Olanda, e lascia ai brasiliani la rabbia di una beffa annunciata.

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La situazione è indubbiamente grottesca e le proteste degli addetti ai lavori, oltre che dei diretti danneggiati, sono veementi, al punto che la federazione argentina, l’Asociacion del Futbol Argentino, è costretta ad aprire un’inchiesta della cui serietà rende bene l’idea la propria doppia posizione di inquisitrice ed inquisita (come beneficiaria della presunta combine). E guarda caso le indagini non arrivano a nulla di concreto, nonostante numerosi indizi di scarsa trasparenza, come la visita che Videla, accompagnato nientemeno che dal segretario di Stato americano Henry Kissinger, fa ai peruviani negli spogliatoi. A distanza di qualche tempo Quiroga, in più che sospetto stato di ubriachezza, ammetterà un comportamento non esattamente leale in occasione di quella partita, salvo poi smentire le stesse ammissioni con la tesi che, senza la sua presenza tra i pali, l’Argentina avrebbe segnato addirittura più di sei reti. Nella ritrattazione, l’ex portiere confida i propri dubbi sull’operato di arbitro e guardalinee e di alcuni dei propri compagni di squadra che nelle precedenti partite erano stati relegati al ruolo di riserve.

Come pura curiosità, si può ricordare che dopo i Mondiali Quiroga prosegue la sua carriera nello Sporting Crystal fino al 1983, dopodiché passa al Barcelona Sporting Club di Guayaquil (in Ecuador) e l’anno dopo al Collegio Nacional de Iquitos (di nuovo in Perù) prima di chiudere la propria carriera nell’Universitario de Deportes di Lima. Nel frattempo continua a militare nella selezione peruviana, prendendo così parte anche alla spedizione della nazionale ai Mondiali di Spagna ’82. Una volta ritiratosi dal calcio giocato intraprende la carriera di tecnico assumendo il controllo delle giovanili prima e, in seguito, della prima squadra dell’Universitario per poi passare al Deportivo Municipal, al Leon de Huanuco e all’Alianza Atletico de Sullana (tutti club peruviani). Dopo essersi anche misurato con l’esperienza di commentatore televisivo, va al Cienciano di Cusco con l’incarico di allenatore e, dopo una prima stagione, di responsabile del settore giovanile.

Qui sotto il video dei sei gol incassati da Quiroga in quella famigerata partita. Ciascuno può farsi una propria idea e scegliere se credere alla versione “storica” (secondo cui ad essere accondiscendente fu il solo portiere, per ragioni affettive), o quella più recente (che coinvolge l’intera squadra, addolcita dai soldi dei cartelli criminali). Senza escludere a priori, beninteso, l’ipotesi alla quale in questi ventinove anni sembra non aver creduto nessuno, cioè che l’Argentina abbia vinto solo grazie alle proprie forze.

 

 

 

La marmellata peruvianaultima modifica: 2007-12-27T16:50:00+00:00da axelfoley_83
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2 pensieri su “La marmellata peruviana

  1. Ricordo perfettamente il caso, anche se non vidi la partita (avevo 13 anni e crollai dopo una serie dipartite in notturna a causa del fuso orario), ricordo i sospetti sia su quel match e sull’argentino Quiroga che sull’intero Mondiale pare pilotato verso l’Argentina dei generali. L’Italia giocò forse il più bel calcio mai visto a livello di nazionale azzurra, ma pagò la vittoria contro i padroni di casa e la mancanza di polso di Bearzot che non si impose per far giocare quella partita alle riserve, come voleva fare.
    Vedendo i gol direi che almeno 3 non sono irresistibili, i sospetti sono tanti ma può essere tutto: ricordo che il Perù fece uno spledido girone eliinatorio guidato da Cubillas (mi pare), poi sbragò nella seconda fase… Quindi ci può stare la corruzione come il calo di tensione unita alla rabbia degli argentini… Come ci può stare il fatto dello scarso impegno di Quiroga, ma anche il fatto che lo stesso portiere dopo ottime partite sembrò impazzire, diventando una sorta di precursore di Higuita: in una partita si avventurò in dribbling e visto il successo e gli applausi riscossi, nell’azione successiva uscì all’impazzata e senza motivo fino a centrocampo con il risultato di perdere il pallone e dover fare fallo… Sembrava quasi volesse far divertire il pubblico e godersi il momento di gloria clownesca…
    Comunque episodi strani ai Mondiali ce ne sono stati, così come gli aiuti alla squadra di casa… Ad esempio uno dei gol decisivi di Schillaci nel 1990 era in netto fuorigioco (contro l’Irlanda9 ma nessuno protestò e nessuno osò mettere in dubbio la sacralità di Totò…
    E vogliamo parlare di Italia – Camerun del 1982? Gli africani dopo due partite a tutta birra, si impeganrono solo un minuto, il tempo di pareggiare il gol di Graziani… E scandalosa fui la combine Austria – Germania che fece fuori l’ottima Algeria di Madjer e Belloumi, sempre nel 1982…
    Mi sa che ti ho dato materiale per un altro post!
    Un saluto

  2. spunti per nuovi post sono sempre graditissimi. in particolare sull’austria-germania di cui mi parli dovrei informarmi perchè ne so veramente poco. dell'”affaire camerun”, al contrario, avevo pensato di postare qualcosa già tempo fa, ma purtroppo il materiale reperibile in rete è scarsissimo e per la maggior parte proveniente dalle stesse fonti. domanda retorica: chissà perchè? chi voleva malignare sul “biscottone” danimarca-svezia 2-2 ha avuto spazi a volontà, parlandone (o sproloquiandone) fino alla nausea, chi ha provato a presentare un’indagine in piena regola sulle strane voci che circondavano quel camerun-italia (penso soprattutto a oliviero beha) è stato ostracizzato e deriso. per questo motivo prima di scriverne dovrò raccogliere qualche informazione in più attraverso fonti bibliografiche. non so perchè ma ho invece l’impressione che sarà più facile trovare resoconti su austria-germania…
    ciao e grazie della visita

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