Wolverhampton 1954: nasce l’Europa calcistica

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Lo scorso 23 maggio ad Atene il Milan ha conquistato la 52° edizione del trofeo per club più prestigioso d’Europa. Un trofeo che, semplificando all’estremo vicende accadute oltre mezzo secolo fa, nasce più o meno nel momento in cui la dirigenza dei Wolverhampton Wanderers decide di spendere all’incirca 10.000 sterline per dotare di impianto di illuminazione il proprio stadio. Il fatto costituisce una novità non da poco per il club, che, per inaugurare le luci del Molineux (a destra), organizza un’amichevole infrasettimanale contro la nazionale del Sud Africa. L’incontro si svolge il 30 settembre 1953 ed i sudafricani vengono regolati con un perentorio 3-1.

Nel frattempo, al termine della stagione 1953/54, i Wolves, dopo i tentativi andati a vuoto nel 1947 e nel 1949 (campionati persi rispettivamente per una sconfitta all’ultima giornata e per differenza reti), riescono a vincere il primo titolo nazionale della propria storia, grazie principalmente alla guida dalla panchina di Stan Cullis, ex capitano e bandiera della squadra. Di conseguenza, anche per testare la propria forza al cospetto di compagini di alto livello, il club decide di proseguire la tradizione inaugurata dalla partita contro il Sud Africa organizzando una serie di amichevoli di prestigio. Vengono così ospitati e sconfitti in serie Celtic Glasgow, Racing di Avellaneda e Maccabi Tel Aviv, con il solo First Vienna che riesce a strappare uno 0-0.
Il 16 novembre 1954 sotto i riflettori del Molineux si presentano i temibili russi dello Spartak Mosca, capaci di battere 2-1 l’Arsenal ad Highbury solo una settimana prima. Il segnale dato dagli uomini di Cullis non ammette repliche ed i sovietici vengono travolti con un roboante 4-0.

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Nemmeno un mese dopo, il 13 dicembre del ’54, ad essere invitata a Wolverhampton è la Honved di Budapest e tutto si può dire meno che, per quanto amichevole, sia una partita come le altre. La squadra magiara può schierare infatti sei elementi (poi, a causa di un infortunio, saranno solo cinque) di quell’Ungheria che il 25 novembre 1953 aveva scioccato i tifosi inglesi violando per la prima volta Wembley con il punteggio di 3-6 e che il 23 maggio 1954, in quella che doveva essere una rivincita giocata al Nepstadion di Budapest, aveva letteralmente spazzato via la nazionale di Sua Maestà con un umiliante 7-1. La sfida lanciata a Puskas e compagni dai Wolves è così infinitamente più che il semplice sfizio del club in maglia oro di portare un tale squadrone davanti ai quasi 55mila tifosi che affollano lo stadio, è piuttosto un match che incarna la speranza dei “maestri del football” di riprendersi quell’orgoglio uscito malconcio dai confronti con i magiari.      

 

Ma è in generale l’intera iniziativa degli uomini di Cullis a stimolare l’interesse degli inglesi, che, soprattutto a fronte dei continui successi dei Wanderers, vedono in queste partite un’occasione per sfidare il resto del mondo calcistico ed affermare la propria superiorità. Anche il grande George Best, a distanza di parecchi anni, racconterà di essersi lasciato coinvolgere, in gioventù, dal clima di grande fascino suscitato dalle partite infrasettimanali dei Wolves. A ulteriore prova di ciò si dica che la BBC decide di trasmettere in diretta radiofonica e televisiva alcuni di questi incontri, tra cui ovviamente anche quello con la Honved, e ciò è degno di nota visto che si parla di amichevoli.

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Comunque l’inizio degli ungheresi sembra deludere le speranze di un’intera nazione e, dopo l’uno-due di Kocsis (di testa su punizione di Puskas) e Machos (dopo una veloce triangolazione con lo stesso Kocsis) che dopo quattordici giri di lancetta portano la squadra in maglia bianca sul 2-0, pare lasciare ai tifosi di Wolverhampton la magra consolazione di vedere inaugurate le nuove divise di gioco, concepite per offrire una migliore resa cromatica sotto la luce dei riflettori. Le cose non migliorano nei minuti successivi e così, dopo alcune occasioni fallite per rientrare in partita, tocca al portiere Williams dimostrarsi all’altezza del collega Farago ed evitare che il punteggio all’intervallo sia ancora più pesante.

Le versioni più romantiche al riguardo vogliono che il discorso di Stan Cullis negli spogliatoi e l’orgoglio del capitano della nazionale Billy Wright, unico tra i suoi compagni ad aver subito la doppia umiliazione con la maglia dei tre leoni, abbiano dato la sferzata necessaria alla squadra. Sta di fatto che i “lupi” che scendono in campo nel secondo tempo non sono gli stessi ad essersi fatti schiacciare nella prima frazione. Che il vento abbia cambiato direzione lo dimostra il gol che accorcia le distanze e che giunge dopo nemmeno cinque minuti dalla ripresa delle ostilità grazie a un rigore procurato e trasformato da Hancocks. La rete dà coraggio agli uomini in maglia oro, che, pur concedendo alcune pericolose occasioni ai magiari, cingono d’assedio l’area avversaria e, quando mancano solo quattordici minuti alla fine, ottengono finalmente il pareggio grazie a Swinbourne, che incorna un cross di Wilshaw e fa esplodere di gioia i tifosi. L’inerzia della gara è ora spostata a favore dei padroni di casa che, nemmeno due minuti dopo, spinti sulle ali dell’entusiasmo, lanciano Smith sulla fascia, questi appoggia al centro per l’accorrente Swinbourne che calcia con forza e trafigge il portiere ospite mettendo a segno la doppietta personale ed il gol del vantaggio. Nel tempo rimanente Puskas e compagni non riescono a risollevare le sorti dell’incontro, che si conclude con il tripudio dei tifosi di casa, in trionfo per la consapevolezza di aver rimontato e battuto una delle compagini più forti al mondo.

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L’iniziativa delle amichevoli infrasettimanali in notturna non si conclude qui, tanto che in seguito i Wolves regolano 2-1 la fortissima Dinamo Mosca del mitico Lev Jašin(novembre 1955) e addirittura il Real Madrid di Gento, Kopa, Di Stefano e Santamaria per 3-2 (dicembre 1957), ma fu quella partita contro la Honved a cambiare i destini del calcio europeo. In seguito alla rimonta sui magiari, infatti, i quotidiani britannici riversano lodi a non finire sui Wanderers (“Nemmeno San Giorgio nella sua scintillante armatura avrebbe potuto lottare più valorosamente per l’Inghilterra”, ed è solo un esempio) ed in particolare un articolo del Daily Mail asseconda le parole del tecnico Stan Cullis titolando “I Wolves ora sono Campioni del Mondo”. Il conferimento di suddetto titolo per acclamazione da parte della stampa d’Oltremanica trova ben pochi consensi sul continente ed in particolare in Francia, dove il giornalista de “L’Equipe” Gabriel Hanot lancia la provocazione: se gli inglesi credono di essere i più forti al mondo, o quantomeno in Europa, lo dimostrino in un torneo appositamente organizzato. L’idea piace in generale agli addetti ai lavori, ed in particolare ad un certo Santiago Bernabeu, storico presidente del Real Madrid. Nel giro di pochi mesi vengono allacciati i contatti necessari ed il 2 aprile 1955 i rappresentanti dei maggiori club europei si ritrovano all’Hotel Ambassador di Parigi per dare vita alla Coppa dei Campioni d’Europa.

Paradossalmente alla prima edizione non prendono parte squadre inglesi poiché, ufficialmente, la Football Association snobba altezzosamente la competizione sostenendo che le date degli incontri interferiscono con quelle dei propri tornei. Secondo i più maliziosi, invece, la FA teme che il Chelsea, vincitore del titolo 1954/55, non sia abbastanza forte e possa esporre l’intero movimento calcistico britannico a figuracce contro le squadre del continente. La prima Coppa andrà così al fenomenale Real Madrid di Di Stefano, capace di vincere un’avvincente finale sullo Stade de Reims, ma questa è un’altra storia.

 

 

 

 

 

Wolverhampton 1954: nasce l’Europa calcisticaultima modifica: 2007-12-29T10:10:00+00:00da axelfoley_83
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