Grazie Luton!

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Fango, sudore, aree spazzate con rinvii di punta che danno l’impressione di far finire il pallone fuori dallo stadio. E poi ancora agonismo, crampi, una squadra quartultima in League One (la terza divisione, equivalente alla Serie C1 italiana) nel bel mezzo di una crisi economica e societaria che riesce a pareggiare contro i vicecampioni d’Europa dopo averli messi sotto per lunghi tratti di partita. Cosa può definire meglio di tutto ciò lo spirito della F.A. Cup? Niente, ed è per questo che il romantico quadretto potrebbe sembrare messo insieme ad arte per introdurre l’ennesimo panegirico del calcio inglese. Al contrario, quanto descritto, oltre ad accadere con una regolarità sufficiente ad escludere il semplice caso, si è verificato esattamente questo pomeriggio quando il Liverpool ha fatto visita al Kenilworth Road di Luton per affrontare la locale compagine in un incontro valido per i trentaduesimi di finale di F.A. Cup ed è tornato a casa con un magro 1-1 in saccoccia.

 
Drew Talbot è il simbolo dello spirito con cui gli undici del tecnico Kevin Blackwell hanno affrontato l’incontro: l’attaccante ha corso, lottato, costruito e vanificato occasioni, si è disperato, a cinque minuti dal termine lo si vedeva ancora lanciarsi in scivolata nella speranza di strappare il pallone ai difensori avversari e a fine partita nome e numero sulla schiena erano quasi illeggibili visto che la maglia era completamente ricoperta di fango.

Certo, si può controbattere che il Liverpool fosse in formazione rimaneggiata, ma anche lasciando a riposo Reina, Gerrard e Torres, i Reds scesi in campo oggi tutto si possono definire fuorché un’armata Brancaleone: molti di loro sono nazionali, senza contare che non mancavano elementi titolari (Carragher, Riise, Finnan, Xabi Alonso e Kuyt) o comunque molto utilizzati nel turnover di Rafa Benitez (Hyypia, Babel, Benayoun, Voronin, Mascherano e Crouch). Insomma, sulla carta più che abbastanza per sbarazzarsi senza problemi di una squadra che in questa stagione dovrà seriamente preoccuparsi di non precipitare sul quarto gradino della piramide calcistica inglese.

In questi casi si è soliti ricorrere al luogo comune per cui le diverse motivazioni possono sovvertire il pronostico, ma va da sé che si tratta una constatazione molto facile da elargire dalla poltrona e molto più complicata da tradurre in pratica trovandosi davanti diversi giocatori che pochi mesi fa disputavano la finale di Champions League. Eppure gli uomini di Blackwell ci sono riusciti. Intendiamoci, lungi dall’essere perfetti, viste le occasioni che hanno comunque concesso al Liverpool e quelle che hanno gettato all’aria davanti ad Itandje, però hanno aggredito gli avversari dal primo minuto ed hanno fatto la partita praticamente sempre, senza concedere spazio a timori reverenziali di alcun tipo. Tanto che già nei primissimi minuti Edwards si presenta a tu per tu con l’estremo difensore dei Reds, che lo ipnotizza e ne respinge la conclusione. Poi la gara si assesta sui binari che vedono i padroni di casa giostrare bene la manovra e sommergere l’area avversaria di cross ed il Liverpool che, per contro, quando attacca, dà comunque l’impressione di poter essere letale. Alla fine, quando probabilmente la pressione del Luton è più intensa, gli ospiti passano grazie ad uno dei non pochi svarioni della difesa in maglia bianca: Voronin è libero davanti a Brill, angola sulla destra ma il portiere non si è ancora seduto e riesce a respingere di piede, Crouch arriva e conclude a porta vuota, vanificando l’intervento in disperata di un difensore avversario. È il 73esimo e la pietra messa sul match dallo spilungone numero 15 di Liverpool e nazionale inglese sembra un macigno ancor più che una lapide.

Ma i tifosi di casa non smettono di incitare i propri beniamini, né questi si meriterebbero tale ingrato trattamento, e forse anche per questo i giocatori non smettono di crederci. E così solo tre minuti più tardi arriva il pareggio, che ha un po’ il sapore del contrappasso: non essendo riusciti in 75 minuti a segnare un gol in maniera ortodossa, il Luton va in rete con una carambola da Mai dire Gol. Il cross che arriva dalla destra non è di per sé pericolosissimo, anche perché l’unico attaccante in area è in svantaggio rispetto a Riise, che tenta comunque l’intervento in spaccata, mandandosi il pallone sul braccio e infine alle spalle del proprio esterrefatto portiere.

A fine partita il pubblico si spella le mani dagli applausi e anche da casa è difficile non esultare insieme ai giocatori che alzano i pugni al cielo al momento del triplice fischio. Le telecamere, che in diversi momenti della partita avevano ripreso Fabio Capello seduto in tribuna, non lo inquadrano al termine dell’incontro, ma è improbabile che il neotecnico dell’Inghilterra, giunto fino al Kenilworth Road per osservare all’opera Carragher e Crouch, abbia avuto grossi motivi per essere contento dei propri nazionali. Anche se, vedendo lo spirito messo in campo dai padroni di casa, avrà sicuramente un buon esempio da additare loro per quanto riguarda la grinta necessaria a risollevare la bandiera dei tre leoni dopo le recenti figuracce.

Doveroso chiudere con i giocatori del Luton, che ora si godranno una ricca (vedi divisione dell’incasso al botteghino) e prestigiosa trasferta all’Anfield. Niente di più meritato. E, visto com’è andata oggi, e come va molte altre volte in quello strano torneo che è la F.A. Cup, chissà se tutto debba per forza finire ad Anfield.

 

 

Grazie Luton!ultima modifica: 2008-01-07T00:30:00+00:00da axelfoley_83
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2 pensieri su “Grazie Luton!

  1. Mi ricorda un po’ la storia del Calais.
    Comunque le Coppe Nazionali favoriscono certi risultati sorprendenti, ne sappiamo qualcosa noi della Roma. Mi sembra nel campionato 1984 – 85 venimmo eliminati dal Parma che a fine stagione retrocedette in C1!
    E la retrocessa Atalanta arrivò addirittura in finale per fare poi un’ottima figura, da cadetta, in Coppa delle Coppe (se non sbaglio arrivò alle semifinali).
    Un saluto

  2. si, è vero, mi ricordo di aver sentito parlare molto dell’atalanta di mondonico e della semifinale persa contro i belgi.
    anche adesso nei primi turni di coppa italia (quelli estivi) si assiste all’uscita di scena di qualche squadra di serie a (che di solito prende l’impegno come un’amichevole pre-campionato) a favore di qualcuna della serie cadetta. continuo a sperare però in un’apertura – “all’inglese”, ma alla fine anche in francia è così – alle serie inferiori da parte della nostra coppa nazionale. alla fine non sarebbe nemmeno necessario un incremento del numero di partite: basterebbe trasformare le varie coppe nazionali di categoria (che già esistono) in turni preliminari di un’unica competizione. assistere ad calais-bis rimarrebbe comunque quasi impossibile, ma si darebbe ogni anno l’opportunità a squadre amatoriali di arrivare anche solo ad affrontare club professionistici.
    ciao, axel

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