Dario Gradi: italiano d’Inghilterra

“Sono venuto nella squadra giusta, al momento giusto e con la gente giusta. Gli stessi dirigenti che sono qui oggi c’erano anche quando sono arrivato e non avevano nessuna ambizione di raggiungere gli obiettivi che abbiamo centrato. E il fatto che li abbiamo raggiunti insieme ci dà un grande senso di realizzazione” (Dario Gradi).

“Dario ha fatto un grande lavoro al Crewe e si è dimostrato essere uno dei nostri migliori allenatori” (Sir Bobby Robson). 

 

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Quando si parla di italiani nel mondo del calcio inglese di questi tempi la mente non può che correre all’affascinante avventura che attende Fabio Capello alla guida della nazionale dei tre leoni, così come in anni passati i nostri punti di riferimento nel football d’Oltremanica erano Gianfranco Zola e Gianluca Vialli. Eppure, da molto prima che il Chelsea facesse da esempio agli altri club nell’aprire metaforicamente le porte del proprio stadio al Belpaese, c’era un italiano che in Inghilterra ci lavorava, costruendosi, mattone dopo mattone, un proprio invidiabile primato. Si tratta di Dario Gradi, poco conosciuto in Italia, dove pure è nato, precisamente a Milano, l’8 luglio 1941. In realtà con il nostro paese il rapporto è esclusivamente anagrafico visto che all’età di quattro anni, perso il padre (italiano), la madre (inglese) decide di fare ritorno in Gran Bretagna ed è lì che Gradi cresce ed entra in contatto con quello che sarà il suo futuro, il calcio.

 

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L’esperienza sul campo non è delle più esaltanti ed infatti il giovane Gradi non va oltre la militanza nel Sutton United e nel Totting & Mitcham. Mentre frequenta l’Università di Loughborough gioca nelle selezione dell’istituto, squadra a cui prende parte anche Bob Wilson, futuro portiere dell’Arsenal. E forse è proprio mentre studia per diventare insegnante di educazione fisica che matura l’idea di passare sull’altro lato della linea laterale, nonostante sia ancora molto giovane.

E così nel 1971, quando non ha ancora 30 anni, viene assunto dal Chelsea come assistente allenatore. Negli anni seguenti lascia i Blues per avere il ruolo di allenatore vero e proprio e gira parecchie panchine: dal ritorno al Sutton United, al Derby County, al Wimbledon, oltre alla gestione delle giovanili del Leyton Orient ed una sfortunata parentesi al Crystal Palace.

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Il 16 giugno 1983 è la data che probabilmente cambia la sua vita. Peter Morris lascia la panchina del Crewe Alexandra che ha concluso la stagione precedente nei bassifondi della Quarta Divisione ed i dirigenti, disperati per un club che minaccia da qualche anno di sparire nei meandri del calcio dilettantistico, affidano la panchina proprio a Dario Gradi. Il nuovo tecnico non promette miracoli che infatti non arrivano, ma i decenti piazzamenti dei suoi primi cinque anni di gestione sono comunque oro colato rispetto alle ambizioni di pura sopravvivenza della squadra, che rimane così all’interno della Football League.

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Fin da subito Gradi, rendendosi ovviamente conto di non poter usufruire di chissà quali risorse, punta su una filosofia gestionale ben precisa: ripristinare il settore giovanile in modo da lanciare promettenti talenti in prima squadra e puntare su giovani giocatori che altre squadre, non riuscendo a vederne le qualità, hanno scartato. Per arrivare a risultati accettabili, il neo-tecnico propone l’idea al presidente John Bowler, che fa costruire un campo da gioco subito dietro le tribune dello stadio di Gresty Road. È su questo terreno che viene a sorgere l’Academy del club, che nei primi anni di attività lancia Geoff Thomas, scoperto dal nulla appena ventenne e lanciato verso la Prima Divisione e la maglia della nazionale inglese e David Platt (a destra) che nel 1985, seppur giovanissimo, arriva al Crewe dopo essere stato scaricato dal Manchester United e dà il via ad una carriera di tutto rispetto, che lo porterà a vestire le maglie di Aston Villa, Bari, Juventus, Sampdoria, Arsenal e Notthingam Forest, oltre a quella dell’Inghilterra in ben 62 occasioni.

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La stagione 1988/89 è quella del definitivo trionfo di Gradi e dei suoi ragazzi, che ottengono la promozione in Terza Divisione per la prima volta dopo venticinque anni di sofferenze. I gioielli Thomas e Platt vengono ceduti rispettivamente a Crystal Palace ed Aston Villa, per un incasso complessivo di 450.000 sterline, che il tecnico reinveste immediatamente su altri giovani da far crescere, tra i quali sta già emergendo il diciassettenne Rob Jones, futuro difensore del Liverpool e dell’Inghilterra.

Il dodicesimo posto del 1990 significa una comoda salvezza per l’”Alex”, che però la stagione successiva non riesce nella nuova impresa e retrocede in Quarta Divisione. Gradi non si dà per vinto e ci riprova l’anno seguente, quando arriva sesto e si guadagna un posto nei play-off, ma la sconfitta contro lo Scunthorpe rimanda una promozione che, da un punto di vista puramente burocratico, avviene comunque. Durante l’estate infatti il Crewe, che nel frattempo ha ceduto per 300.000 sterline Jones al Liverpool ed ha utilizzato la somma per migliorare le strutture del proprio stadio, scopre di dover giocare la stagione successiva in Terza Divisione. In realtà lo “scalino” è sempre il quarto in ordine d’importanza, ma con l’introduzione della scintillante Premier League, la nomenclatura viene a cambiare e quella che è sempre stata la Seconda Divisione viene a chiamarsi Prima Divisione e così via a cascata.

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Il campionato 1992/93, al di là del nome che lo fa sembrare un po’ più prestigioso, è molto simile al precedente, con la differenza che Dario Gradi porta la squadra molto più vicina alla promozione, arrivando a giocare la finale play-off nel tempio di Wembley (per la prima volta nella storia dell’Alexandra), ma perdendo la partita ai rigori contro lo York. A fine stagione è l’attaccante Craig Hignett a garantire la prosecuzione del progetto del Crewe, grazie al suo trasferimento al Middlesbrough, che porta nelle casse del club la cifra record di 500.000 sterline. L’ennesima cessione fa dubitare i tifosi sulle reali ambizioni della squadra, che l’anno seguente li smentisce conquistando l’agognata promozione in Seconda Divisione grazie al terzo posto in campionato. In estate è l’attaccante Tony Naylor a lasciare Gresty Road e trasferirsi a Port Vale per 150.000 e per il disappunto dei tifosi dell’Alexandra. Con il ricavato Gradi può mettere sotto contratto un ventenne centrocampista gallese di nome Robbie Savage (a destra), appena scartato dalle giovanili del Manchester United.

La necessità di ristrutturare lo stadio porta il club a cedere un altro pezzo da novanta durante il mercato invernale: si tratta di Ashley Ward, punta centrale e idolo dei tifosi, che passa al Norwich per 500.000 sterline.  

I soldi però non finiscono solo nelle tribune dello stadio e infatti il club annuncia che 750.000 sterline – dei 3 milioni incassati durante la gestione Gradi – verranno utilizzati per la costruzione di un nuovo centro di allenamento per i giovani da lanciare poi in prima squadra.                                                                                

I risultati della squadra ancora una volta contraddicono il pessimismo dei tifosi visto che il Crewe a fine stagione si piazza terzo, mancando per 2 punti la promozione diretta, ma guadagnandosi comunque l’accesso ai play-off, da cui viene però estromesso dai Bristol Rovers.                                                                         

Nel 1995-96 l’andamento è molto simile visto che Gradi porta la squadra al quinto posto in campionato, ma non riesce a condurla indenne oltre il labirinto dei play-off, questa volta a causa del Notts County.

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A fine stagione Neil Lennon (a sinistra), futuro cardine del Celtic Glasgow e della nazionale nordirlandese, viene ceduto al Leicester City per la cifra record di 750.000 sterline.

Ma, come ormai dimostrato dalle precedenti esperienze, le cessioni, per quanto importanti, non minano la fiducia di Dario Gradi nei confronti della squadra, che nel 1997 riesce finalmente ad arrivare in fondo ai play-off, espugnando Wembley con un 1-0 sul Brentford e conquistando così la possibilità di giocare in Prima Divisione, un traguardo impronosticabile solo pochi anni prima.

È al suo apice però che il progetto quindecennale coltivato da Dario Gradi rischia di risultare compromesso proprio dalla partenza del suo uomo simbolo. La Football Association gli offre infatti l’importante ruolo di direttore tecnico e addirittura i portoghesi del Benfica gli propongono la propria panchina. Il tecnico ringrazia e risponde “Mi piacerebbe, ma preferisco quello che stiamo cercando di ottenere al Crewe” e la sua risposta coi fatti è ancora più eloquente di quella a parole, visto che poco dopo firma un contratto che lo lega al club per altri dieci anni.

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Il club salva così il suo tassello più importante, ma ne perde numerosi altri, che la promozione dell’anno prima aveva portato all’attenzione delle grandi squadre. Nel corso dell’estate 1997 partono così Danny Murphy (al Liverpool per 3 milioni di sterline, nuovo record d’incasso per la squadra), Wayne Collins (allo Sheffield Wednesday per 600.000 sterline) e Robbie Savage (che per 400.000 sterline raggiunge l’ex compagno Neil Lennon al Leicester di Martin O’Neill).

Tutti pronosticano una retrocessione certa per la matricola Crewe, che ancora una volta stupisce conquistandosi un undicesimo posto finale che sa molto di impresa. Dopo le critiche per le continue cessioni ed i pronostici che ogni anno davano per spacciata la sua squadra, Dario Gradi si gode una meritata rivincita, suggellata dal conferimento dell’MBE, ovvero l’appartenenza all’Ordine dell’Impero Britannico, come riconoscimento per il contributo dato al calcio inglese.

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La stagione 1998/99 è decisamente più dura della precedente, ma la salvezza arriva comunque dopo un’ultima giornata di campionato da film thriller. In estate tocca a Seth Johnson, futuro nazionale inglese (anche se solo in una occasione), lasciare Crewe e trasferirsi al Derby County per 3 milioni di sterline. Grazie a questa cessione il club può così ultimare la costruzione dello stadio (a sinistra) con un’ultima tribuna da 5.000 posti a sedere.

Anche nelle due stagioni successive l’”Alex” deve lottare con unghie e denti per non perdere la Prima Divisione e ci riesce soprattutto grazie al contributo della coppia d’attacco formata da Rob Hulse e soprattutto Dean Ashton (attuale punta del West Ham e nel giro della nazionale inglese). I gol dei due là davanti non bastano però nel 2001-02, quando il Crewe fa mestamente ritorno in Seconda Divisione. Ma si tratta di una “toccata e fuga”, visto che già l’anno dopo, grazie al secondo posto, i “Railwaymen”, possono far ritorno in Prima Divisione, che nel frattempo ha cambiato nome e si chiama Championship.

Nell’ottobre del 2003 Gradi è costretto a  sottoporsi ad un intervento chirurgico al cuore e lascia le redini della squadra a Neil Baker, suo assistente da quasi dieci anni. La mancanza della guida dell’allenatore storico si fa evidentemente sentire, visto che agli ordini di Baker il Crewe riesce a mettere insieme a malapena 4 sconfitte, 1 pareggio e 2 reti segnate in un mese. L’assenza di Gradi è fortunatamente più breve del previsto ed al suo ritorno la squadra, guardacaso, torna alla vittoria con un 2-0 sul Derby. Nonostante la breve crisi dovuta alla convalescenza del tecnico, il Crewe non ha particolari problemi a conquistare la salvezza al termine del campionato.

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La stagione 2004/05 verrà indubbiamente ricordata dai tifosi del Crewe come una montagna russa di emozioni probabilmente senza precedenti per loro. A gennaio infatti Gradi si trova ad essere settimo in classifica, con addirittura ambizioni che potrebbero portarlo a sfidare Arsenal, Manchester United e Chelsea l’anno successivo. I 21 gol segnati da Dean Ashton (a destra) nella prima parte di stagione hanno però nel frattempo attirato le attenzioni del Norwich, che se lo porta a casa con 3 milioni. Una volta tanto il tecnico anglo-italiano paga a caro prezzo una cessione e per i successivi venti turni non riesce a vincere una partita, precipitando drammaticamente nella zona calda della classifica. All’ultima giornata una vittoria sul Coventry ed una fortunata coincidenza di risultati favorevoli sugli altri campi garantisce al Crewe la permanenza nella seconda serie inglese, ma con quanta sofferenza!                                               

Il campionato 2005/06 comincia come era finito il precedente, ma con meno fortuna e decisamente meno motivi per cui gioire. Il vuoto lasciato da Dean Ashton in termini di reti messe a segno non viene colmato da nessuno dei giovani sconosciuti che tentano di prendere il suo posto, ed il Crewe naviga mestamente verso una retrocessione, questa volta giustamente, annunciata.

Dario Gradi si prepara ad un difficile campionato di Seconda Divisione (ora League One) visto che i problemi dell’anno successivo persistono e fanno a lungo temere una seconda retrocessione consecutiva. Il tecnico riesce comunque a limitare i danni prima che la situazione sia compromessa e si conquista una tranquilla posizione di metà classifica.

Nell’aprile 2007 Gradi annuncia di voler abbandonare la panchina al termine della stagione in corso e così il 1 luglio scorso lascia la guida della prima squadra al tecnico delle giovanili Steve Holland, assumendo l’incarico di direttore tecnico.

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Dario Gradi lascia così il proprio ruolo dopo 24 anni durante i quali ha messo insieme qualcosa come oltre 1200 panchine (solo col Crewe), si è conquistato un’onorificenza ufficiale da parte della regina Elisabetta II oltre che un ruolo di diritto nella Hall of Fame del calcio britannico (conferitogli nel 2004) e ad aver fatto proprio il record come tecnico rimasto più a lungo alla guida della stessa squadra, primato che potrebbe essergli insidiato in un prossimo futuro da Sir Alex Ferguson (a sinistra i due insieme, dopo una partita di Coppa), giunto a quota 22 stagioni.

L’allenatore anglo-italiano ha conquistato anche altri diversi attestati di stima nel corso degli anni, alcuni anche decisamente curiosi. Ad esempio, il gruppo musicale Dario G, piuttosto noto in terra britannica, deriva il proprio nome proprio da quello dell’uomo simbolo del Crewe Alexandra. La città di Crewe, invece, ha pensato di onorarlo in un modo meno stravagante, dedicandogli una strada, la Dario Gradi Drive, così come altrettanto tradizionale è stato il riconoscimento dell’Università di Loughborough, che nel 2003 gli ha conferito una laurea honoris causa.

Insomma un “pluriscudettato” Fabio Capello, che ha annunciato di voler vincere la prossima Coppa del Mondo, difficilmente troverebbe lusinghiero un paragone con un allenatore che per 24 anni ha traghettato la stessa squadra su e giù per le serie minori del calcio inglese raggiungendo il massimo traguardo con una salvezza non troppo sofferta nell’equivalente della nostra Serie B. Però è altrettanto vero che augurare a Mr Fabio di ottenere la stessa stima guadagnatasi negli anni da Dario Gradi e gli stessi onori a lui tributati dal calcio inglese equivale ad un auspicio non da poco per chi si trova a dover risollevare una nazionale sprofondata ai minimi storici.

Dario Gradi: italiano d’Inghilterraultima modifica: 2008-01-25T13:05:00+00:00da axelfoley_83
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