Manchester United: quando la memoria non ha prezzo. O forse sì…

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Il Manchester United di fine anni ’50 è una squadra sorprendente, costruita da giovanissimi talenti scoperti da Matt Busby (a sinistra) – da cui il soprannome di “Busby Babes” – senza bisogno di spendere cifre esorbitanti e capace di vincere, nonostante l’inesperienza e la giovane età, due campionati nazionali di fila nel 1956 e 1957. Nel 1957 l’avventura in Coppa dei Campioni si conclude in semifinale contro il Real Madrid ed anche la conquista della prestigiosa FA Cup sfuma in finale contro l’Aston Villa, per cui la stagione successiva inizia con grandi ambizioni da parte dei ragazzi di Manchester, che puntano a fare bottino pieno ed a consacrarsi definitivamente come una squadre più forti del mondo. Tutto inizia nel migliore dei modi: in testa al campionato, i “Busby Babes” avanzano anche nelle coppe, tenendo fede ai propositi di rivincita, ma le cose andranno diversamente.

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Il 6 febbraio 1958, dopo la partita di Coppa giocata a Belgrado contro la Stella Rossa e conclusasi 3-3 con passaggio del turno, i giocatori del Manchester United s’imbarcano sullo stesso aereo che il lunedì precedente lì ha portati in Yugoslavia. Il volo fa scalo a Monaco di Baviera, dove è in corso una tempesta di neve, per effettuare il rifornimento previsto prima di riprendere il viaggio per l’Inghilterra. Pare che il pilota ritardi la partenza, oltre che per le condizioni metereologiche, anche per verificare il funzionamento di uno dei motori, che lo preoccupa. Alla fine decide di decollare, ma per ben due volte non ci riesce a causa del fango formato dalla neve sulla pista. Al terzo tentativo l’aereo va oltre la fine della pista e urta una casa con un’ala, compie una brusca rotazione verso destra e si schianta contro un altro edificio, adibito a deposito di pneumatici e carburante, prendendo fuoco.

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Nell’impatto muoiono otto giornalisti, tre dirigenti del club, due membri dell’equipaggio e due altri passeggeri. Oltre a loro perdono immediatamente la vita sette giocatori del Manchester: Mark Jones (24 anni), Eddie Colman (21), Tommy Taylor (26), Liam Whelan (22), David Pegg (22), Geoff Bent (26) ed il capitano Roger Byrne (28). L’ottavo dei Busby Babes a morire a causa dello schianto sarà Duncan Edwards (21), ritenuto una delle più grandi promesse del calcio britannico, che si spegnerà due settimane più tardi per le ferite riportate. 

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Le condizioni di molti feriti sono disperate, su tutte quelle di Busby che, nonostante le trasfusioni di sangue subite in ospedale, sembra ormai destinato a spegnersi come già successo ad otto dei suoi ragazzi, tanto che in ben due occasioni gli viene impartita l’estrema unzione. Nonostante queste scarse speranze, il manager dello United si riprende e, dopo mesi di ospedale, può finalmente riprendere le redini del club. La ricostruzione passa attraverso il recupero di alcuni giocatori sopravvissuti all’incidente aereo, Bobby Charlton su tutti, e su nuovi talenti, tra cui Nobby Stiles, Denis Law e George Best. Anche se il nomignolo di “Busby Babes” è stato rispettosamente accantonato e ora i ragazzi in maglia rossa si fanno chiamare “Red Devils”, la nuova formula pare funzionare quanto quella vecchia e nel 1968, dieci anni dopo, il Manchester United riprende quel cammino che il destino aveva tragicamente interrotto, conquistando la Coppa dei Campioni a Wembley contro il Benfica di Eusebio.

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La memoria dei “Busby Babes” è stata onorata in diversi modi dalla dirigenza del Manchester United, in particolare in occasione dei vari anniversari della tragedia. Sui muri dell’Old Trafford è stata apposta una targa commemorativa ed il famoso “Munich Clock” (a sinistra).

 

Lo scorso 6 febbraio ricorreva il 50esimo anniversario dell’incidente, che lo United ha deciso di ricordare indossando, in occasione della più vicina partita casalinga di campionato, una speciale divisa commemorativa identica a quelle utilizzate a fine anni ’50: calzettoni neri, calzoncini bianchi e maglia rossa con numeri progressivi dall’1 al 16 bianchi senza nomi dei giocatori, senza stemma o altra effige sulla maglia, sponsor ufficiale e tecnico inclusi. A chi additava tale scelta come astuta mossa per incrementare il merchandising, la dirigenza dei Red Devils ha risposto non mettendo sul mercato la speciale divisa e producendola esclusivamente per i giocatori che Sir Alex Ferguson avrebbe poi diviso tra campo e panchina.

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Molte preoccupazioni c’erano sull’atteggiamento che avrebbero mostrato i tifosi avversari nei confronti della commemorazione, considerato che la gara di domenica non si giocava contro una squadra qualunque, ma contro i rivali cittadini del City. Fortunatamente il rispetto ha prevalso sul tifo da parte dei Citizens ed il minuto di silenzio è stato onorato in modo impeccabile.
 

 

 

A mostrare decisamente meno rispetto sono stati, paradossalmente, alcuni tifosi dello United che, nonostante la richiesta di non lucrare sugli oggetti commemorativi gratuitamente distribuiti in occasione dell’evento (tra cui sciarpe e copie del programma del match contro lo Sheffield Wednesday, primo incontro disputato dopo il disastro aereo), hanno prontamente messo in vendita su E-Bay i cimeli ricevuti costringendo il noto sito di acquisti online a sospendere le aste in questione in quanto contrarie alle norme etiche che ne regolano le transazioni.

Manchester United: quando la memoria non ha prezzo. O forse sì…ultima modifica: 2008-02-15T11:30:00+00:00da axelfoley_83
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