La Guerra del Futbol

 

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Nell’estate del 1969 Honduras ed El Salvador sono due piccoli paesi centroamericani (cosa che sono tuttora, a dire il vero…) lungo i cui confini scorrono rivendicazioni e tensioni causate da odio reciproco. I motivi del contendere sono molti ed alcuni di questi affondano le radici nella storia dell’America Latina, come le mire di El Salvador su quella parte di territorio honduregno che gli offrirebbe un vantaggiosissimo sbocco sull’Oceano Atlantico e la disputa sul controllo del Golfo di Fonseca, scalo fondamentale per i traffici marittimi. 

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I rapporti sembrano normalizzarsi quando il governo dell’Honduras acconsente nel 1967 a firmare con i vicini salvadoregni un trattato che permette a 300mila contadini disoccupati di emigrare sul proprio suolo, che offre vaste aree non coltivate. La mossa non è vista di buon occhio dai contadini locali, il peggiorare delle cui condizioni viene messo in relazione ai nuovi arrivati, e ciò spinge Osvaldo Lopez Arellano – alla guida del paese, ma colluso con i ceti latifondisti e deciso a tutelare gli interessi imperialisti statunitensi – ad immolare il comodo capro espiatorio costituito dagli agricoltori immigrati. La soluzione è semplice quanto inaspettata e la ritrattazione unilaterale dell’accordo avvenuta nell’aprile del 1969 permette ai contadini locali di beneficiare della ridistribuzione delle terre coltivate dai propri colleghi salvadoregni, che vengono rispediti nel loro paese di provenienza da un decreto di espulsione. A nulla valgono le proteste del governo di El Salvador, che si trova così nella drammatica situazione di chi vede un’orda di profughi rientrare in un paese dall’economia già di per sé traballante ed ulteriormente provata dal boom demografico degli anni precedenti.

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La descrizione delle vicende politiche e diplomatiche sopra toccate è estremamente sintetica e semplificata, ma vuole solo rendere l’idea del clima tra i due paesi, di certo non il migliore per sfidarsi su un campo di calcio, contesto tradizionalmente molto facile ad esasperare le tensioni.

In questo periodo le nazionali dei due paesi si trovano infatti ad affrontare il torneo di qualificazione ai Mondiali del 1970 nel quale, visto che dei due posti disponibili per la zona centro e nord americana uno è già stato assegnato d’ufficio al Messico come paese ospitante, e che la FIFA ha escluso Cuba per motivi politici, dodici selezioni nazionali si trovano a contendersi l’ultimo lasciapassare disponibile per la Coppa del Mondo.

Le squadre vengono divise in quattro gironi da tre squadre ciascuno, che decreteranno il passaggio alla semifinale delle prime classifiche. Sia Honduras che El Salvador, come Stati Uniti e Haiti, vincono il proprio raggruppamento e, fatalmente, si trovano di fronte nella semifinale da disputarsi in due partite con la formula andata-ritorno.

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Il primo match si gioca a Tagucigalpa (a sinistra lo stadio Francisco Moranzan), capitale dell’Honduras l’8 giugno 1969 e la squadra di casa passa per 1-0. Si registrano scontri e momenti di tensione, con i tifosi locali che fanno il possibile per intimidire i giocatori rivali sin dal loro arrivo in città, passando dal lancio di sassi verso le finestre dell’alloggio al sabotaggio messo in atto con il danneggiamento delle ruote del pullman che deve portare la squadra allo stadio. Ma tutto sommato, vista la particolare gravità del caso, la tensione non sfocia in atti di ben maggiore rilievo e si può dire che le cose non vanno poi tanto male.

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La situazione è ulteriormente surriscaldata una settimana dopo, il 15 giugno, quando gli honduregni si recano a San Salvador (a destra un’immagine dello stadio Flor Blanca dopo una recente ristrutturazione) per il ritorno. L’hotel in cui alloggia la nazionale viene letteralmente assediato per tutta la notte precedente il giorno dell’incontro, i vetri delle finestre vengono rotti e fatti oggetto di lanci di qualunque tipo di sgradevolezza, dalle uova marce alle carcasse di animali morti. La tensione resta alta ed i tentativi di intimidazione non si fermano qui visto che allo stadio i tifosi ospiti non vengono certo trattati con i guanti dalla polizia locale (si registreranno due morti) e che la cerimonia pre-partita è caratterizzata dai sonori fischi diretti all’inno dell’Honduras, la cui bandiera viene bruciata dalla folla inferocita. L’incontro si conclude 3-0 a favore di El Salvador e sarebbe stato difficile immaginare un esito diverso, come spiega il tecnico degli ospiti Mario Griffin: “I giocatori erano preoccupati di riuscire a uscirne vivi. Per fortuna abbiamo perso”.

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Il regolamento delle qualificazioni prevede però che passi al turno successivo la squadra che ottiene più punti nella mini-classifica determinata dai due incontri – quindi senza la regola dei gol segnati in trasferta e nemmeno la differenza reti – e così, vista la parità determinata dai due punti conquistati da ciascuna nazionale, per avere una vincente si rende necessario un drammatico nuovo episodio tra le due odiate rivali, questa volta perlomeno da giocarsi in campo neutro.    

Il giorno designato è il 27 giugno e il luogo l’imponente stadio Azteca di Città del Messico. All’appuntamento le due squadre, ma sarebbe più preciso dire le due nazioni, arrivano esasperate dalla propaganda effettuata dalla rispettiva stampa contro i rivali/nemici, alimentata soprattutto dalla descrizione dei soprusi reciprocamente inflittisi in occasione dei due incontri precedenti.

La partita si conclude 2-2 al novantesimo, ma ai tempi supplementari è El Salvador a segnare il gol decisivo ed a strappare l’accesso alla finale (che vincerà, sempre dopo tre gare, contro Haiti). Al fischio finale l’esultanza di una parte dello stadio viene inevitabilmente a scontrarsi con la rabbia degli sconfitti e la scintilla fa esplodere tutte le tensioni accumulate. Il fuoco degli scontri divampa prima all’interno dell’Azteca poi all’esterno, trasformando la capitale messicana in un teatro di guerriglia, e nel giro di qualche ora raggiunge i palazzi del potere dei due paesi in contrasto, con l’Honduras che decide di interrompere qualsiasi relazione diplomatica con i salvadoregni e di inasprire i provvedimenti contro gli immigrati (già oggetto di attacchi da parte di squadre armate locali) rimasti sul proprio suolo nonostante il decreto dell’aprile precedente. Tutto ciò mentre a San Salvador si prepara la mobilitazione dell’esercito e la dichiarazione dello stato di emergenza.

Il 14 luglio 1969, senza alcuna formale dichiarazione di guerra, El Salvador dà inizio alle operazioni militari contro Honduras, motivando la propria azione con il fine di difendere i propri cittadini ed i propri confini. L’Organizzazione degli Stati Americani interviene immediatamente ed impone il cessate il fuoco, disposizione che verrà accolta il 20 luglio. La guerra vera è propria dura così pochi giorni tanto che, oltre che come “Guerra del Football” è anche ricordata come “Guerra delle Cento Ore”. Ma gli strascichi si prolungano per anni e solo nel 1980 i due paesi mettono la firma su un trattato di pace, mentre bisogna attendere il 1992 perché la Corte Internazionale di Giustizia dirima la questione riguardante i provvisori confini tra Honduras e El Salvador.

 
In una prospettiva storica “microscopica” l’incrocio sul campo di calcio è stato probabilmente determinante per lo scoppio del conflitto, svolgendo il ruolo della proverbiale scintilla che dà fuoco a polveri da lungo tempo stipate nella santabarbara centroamericana. È tuttavia fuori d’ogni dubbio che la definizione di “Guerra del Calcio” sia semplicistica e poco adatta a fotografare un conflitto che trova le proprie motivazioni profonde in problemi sociali come aumento delle nascite e disoccupazione, in un difforme sviluppo economico e tecnologico causato dagli investimenti delle multinazionali statunitensi, in governi dalla alquanto dubbia trasparenza e in rivendicazioni territoriali legate alla questione del legittimo spazio vitale, oltre che nella cronica convinzione di aver subito un’ingiustizia di cui rivalersi sul vicino/nemico.

 

La Guerra del Futbolultima modifica: 2008-02-27T13:30:00+00:00da axelfoley_83
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3 pensieri su “La Guerra del Futbol

  1. Storia davvero interessante (come tutte quelle che proponi in realtà) nella sua drammaticità.
    Purtroppo, per quanto si cerchi a parole di far restare neutrale lo sport rispetto alla politica ed alla cronaca, non ci si riesce: basta pensare ai boicottaggi, alle sanzioni contro le nazionali che avevano incontrato rappresentative di paesi espulse dal CIO… Ricordo che nelle qualificazioni ai Mondiali 1974, un posto doveva essere assegnato dopo spareggio tra Cile ed URSS, I sovietici si rifiutarono di scendere in campo causa il golpe di Pinochet, i cileni si schierarono, l’arbistro fischiò e il Cile segnò un gol…
    Per uscire dall’ambito calcistico, un’incontro di pallanuto di tanti anni tra URSS e l’Ungheria invasa finì con una rissa gigantesca, così come in tempi recenti quello tra Serbia-Montenegro e Croazia…
    Ma credo che nel cuore di ognuno sia davvero difficile lasciare fuori la vita di tutti i giorni, pensa ai tornei tra detenuti e guardie… Tu riusciresti ad essere sereno nell’affrontare chi sul campo si comporta correttamente e fuori invece è tra i tuoi persecutori, magari solo pensandola come i politici o peggio è attivista nel compiere azioni persecutorie?
    Per sdrammatizzare un po’, sempre relativamente ad Honduras e El Salvador… Parteciparono insieme ai Mondiali 1982, ma con risultati decisamente diversi… El Salvador subì una sconfitta record contro l’Ungheria (10-1) mentre Honduras ottenne due pareggi, di cui uno addirittura contro la Spagna padrona di casa, andando addirittura in vantaggio e venne sconfitto nell’ultima decisiva partita dalla Jugoslavia negli ultimi minuti dopo aver dominato e rischiato di vincere. Di quell’Honduras ricordo giocatori come Zelaya, Gilberto ed il nerissimo portiere Arzu, che quando ricadeva in piedi dopo aver bloccato in presa i cross sparava dardi terrificanti intorno a sè… Venne addirittura convocato insieme ad N’Kono nella rappresentativa del Resto del Mondo che affrontò l’Italia campione in agosto.
    Un saluto

  2. Ciao! Sei sparito, tutto ok?
    Voglio darti una dritta per un prossimo post: probabilmente lo avrai saputo, qualche settimana fa è morto Sanon, colui che nel 1974 segnò il gol dell’1-0 nella partita di esordio ai Mondiali dell’Italia contro Haiti (poi vincemmo 3-1) e che infranse l’imbattibilità in Nazionale di Zoff che durava da oltre 1100’…
    Che te ne pare?
    A presto!

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